INTRO: Strazio quotidiano di essere strappati al sonno, sbattuti su treni cigolanti in un’altra giornata da incubo, incastrati nella congestione del traffico, alle sei di mattina come alle 10 di sera per un salario di merda. Dalla fatica del lavoro all’abbruttimento dei week-ends iperconsumisti: dall’operaio metalmeccanico al proletario informatico: si sopravvive nell’impossibilità di vivere. Ogni appello alla produttività, alla concertazione, alla collaborazione nelle condizioni volute dal capitalismo è un appello alla schiavitù. Labor significa in Latino “pena” sia quando quelli di sinistra sfruttano il proletariato in nome della giustizia sociale sia quando quelli di destra sfruttano i lavoratori in nome della competizione e del consumismo. Gli imperativi alla produttività, alla parsimonia, alla formazione iperproduttivista e professionalista sono gli imperativi della sopravvivenza: una triste caricatura del lavoro creativo! Le potenze della conoscenza e dell’immaginazione collettiva sono state messe al lavoro passando dal terreno della liberazione a quello del mercato dove aumentano i valori dei dividendi e diminuisce il valore della vita. Questo dimostra ancora una volta senza ombra di dubbio che il lavoro salariato, precario, intermittente, comunque sia è sostanzialmente di merda ed è diventato incompatibile con la vita.
LA LIBERAZIONE: comincia attraverso ciò che appartiene a tutti: corpo, mente, linguaggio, sfera affettiva, capacità creativa e quindi anche la capacità di costruire scelte e valori, e da lì un dialogo e tutte le forme di amicizia e socialità che ci AUTOGESTIAMO con chi ci piace.
UNA BELLA TROVATA: La rete è lo specchio d’acqua dove Narciso riflesse la sua immagine scambiandola per quella di un altro. Questa estensione riflessa di sè intorpidì la sua percezione fino al punto che egli si trasformò nello schiavo e nel servo di quella sua immagine ripetuta e doppiata dallo specchio d’acqua. La sua mente divenne un sistema chiuso in un corpo trasformato in pura immagine. È il mito ricorrente dell’autocontrollo totale e dell’immortalità in forma digitale: una forma diversa dell’alienazione religiosa. La tecnologia risponde alle dinamiche e ai bisogni interni dello spettacolo. Materializza il regno dell’astrazione, dell’unità impossibile: lo spettacolo riunisce il separato, ma lo riunisce in quanto separato: dove la merce contempla sé stessa in un mondo che ha creato. Internet non è piu una cosa nuova: diventa una parte della vita quotidiana come la televisione o il frigorifero. Il pc è l’elettrodomestico di questi anni (secondo dati dell’Unesco il 70% della popolazione mondiale non ha la possibilità di fare una telefonata). La tecnologia del padrone non libera lo schiavo: le macchine digitali industrializzano la vita privata. Il computer fà della nostra vita un affare, ci propone di organizzare la vostra sfera vitale come una piccola officina, che bisogna gestire come un’impresa in miniatura. La retorica della liberazione a mezzo della tecnologia in ogni epoca è stata la poesia del potere. Quando gli schiavi minacciano di sconvolgere il sistema si trova subito pronta un’infatuazione tecnologica dove le masse possono accedere all’irrealtà dell’esistenza ed alla sua relativa felicità mitica. Una volta che la tecnologia dell’informazione è stata installata e la società cablata, la retorica del nuovo che si ribella all’istituzione non funziona più e il clima generale cambia.
IL TEMPO: è denaro, con il denaro ti puoi comprare del tempo. Poi il denaro, che non basta mai a coprire i desideri di un’esistenza, te lo devi sudare col lavoro oppure con l’illegalità che è un altro modo di lavorare. Ma il tempo è una grandezza finita ed è la tua vita, il tuo unico capitale che sotto il ricatto della sopravvivenza batte ritmi socialmente e umanamente incapacitanti. Il “tempo perduto” è il tempo dell’ozio: il tempo estraneo alla produzione, al consumo, al controllo.
L’OZIO: è una pratica di autogestione del tempo da parte tua, contro la ruota che ti tiene al giogo della sopravvivenza quotidiana a favore dei tuoi desideri, evasioni, del tuo disordine, della tua personale alterazione della normalità e dei modelli di comportamento acquisiti e socialmente adeguati. L’ozio è una forma di rivoluzione del tempo, un’attività individuale e collettiva che spera di essere socio-economicamente insignificante contro la normalizzazione di massa! L’ozio è il focolaio mai spento di ogni rivolta contro le forme di dominio etnico, sociale, economico e religioso. L’inverso delle relazioni di potere e delle ragioni dell’obbedienza. Un punto di resistenza e un punto di attacco. L’ozio è azione quotidiana di auto-sottrazione collettiva e individuale allo sfruttamento del lavoro e della competizione. L’ozio è la spinta della competitività produttiva verso il basso e della sovversione produttiva verso l’alto. Oziare significa essere liberi, e non soltanto di scegliere fra McDonald’s e Burger King o fra Volvo e Saab. Significa essere liberi di vivere la vita che vogliamo fare, liberi da capi, salari, pendolarismo, consumo, debiti. Oziare significa divertimento, piacere e gioia. C’è una rivoluzione che sta fermentando, e la cosa grandiosa è che per prendervi parte non dovete fare assolutamente nulla.
SE: per te il tempo socialmente ritmato ed eterodiretto si traduce in ricatto della sopravvivenza, carcere, istituzioni, polizia, povertà, crack ideologico, disturbi del comportamento, corredo clinico, disturbi affettivi, tendenze e condotte antisociali…
Unisciti alla banda degli oziosi per scavare le gallerie della grande evasione!